Dall’ascolto del battito alla cura di sé: un viaggio tra Medicina Tradizionale Cinese, pratiche corporee e VedaPulse intervista a Maria Pattarin.
Ci sono percorsi che non nascono da un progetto preciso, ma da una sensazione difficile da ignorare: quella di dover cercare qualcosa che ancora non si conosce. Per Maria Pattarin, questa ricerca è iniziata molto prima di diventare una professione e l’ha condotta attraverso discipline diverse, accomunate da un’attenzione profonda al corpo e ai suoi segnali.
Shiatsu, Medicina Tradizionale Cinese, Tuinà, Moxibustione e Yoga sono alcune delle tappe di questo cammino. A tenerle insieme è un filo sottile, ma essenziale: l’ascolto del corpo, dei suoi segnali e dei suoi bisogni, anche prima che il disagio diventi evidente.
In questo percorso si inserisce anche VedaPulse, uno strumento che analizza la variabilità del battito cardiaco e che Maria utilizza per proporre una lettura dell’equilibrio energetico secondo i modelli della Medicina Tradizionale Cinese e dell’Ayurveda.
Ma al di là delle discipline e della tecnologia, la domanda che attraversa questa conversazione è forse più semplice di quanto sembri: quanto siamo disposti ad ascoltarci davvero?
Da dove nasce una passione
Maria, hai iniziato a praticare Shiatsu nel 1998 e, da allora, il tuo percorso ti ha portata a esplorare discipline diverse, ma in qualche modo complementari.
Da dove nasce questa ricerca? C’è stato un momento particolare in cui hai capito che prenderti cura delle persone sarebbe diventata una parte importante della tua vita?
” C’è stata una fase della mia vita, in effetti, che ha tracciato la linea di inizio di questa ricerca interiore. Era il 1991, lavoravo come grafica pubblicitaria, ma sentivo che non ero completa. Ho risposto a una chiamata interiore; complici, però, erano anche dei sogni che facevo in quel periodo: sogni di maestri spirituali che mi davano una nuova direzione. Sono stata fortunata, la strada era segnata, come si dice… era destino.”
Guardando oggi al percorso che hai fatto, c’è qualcosa che accomuna la Maria che ha iniziato alla professionista che sei diventata?
“Credo che sia l’entusiasmo, la curiosità, l’allegria. Mai fermarsi, rimanere un eterno studente con umiltà: se pensi di essere arrivato, sei finito.”
La medicina cinese come filo conduttore
Nel corso degli anni hai incontrato Shiatsu, Tuinà, Moxibustione e Yoga.
La Medicina Tradizionale Cinese sembra però rappresentare un filo conduttore. Come mai?
“Forse perché sono stata in Cina e lì ho sentito come un déjà-vu: c’ero già stata in qualche vita passata. Era come se avessi ripreso da dove avevo lasciato. E forse perché non si finisce mai di studiarla: mi stupisce ancora oggi in ogni corso di formazione al quale partecipo.”
Quando parliamo di salute secondo la Medicina Tradizionale Cinese, che cosa cambia rispetto all’idea di salute a cui siamo più abituati nella cultura occidentale? C’è un modo diverso di guardare il corpo e il suo equilibrio?
“È immensamente affascinante e completa come via. Infatti, in Cina la usano ancora nonostante l’avvento della farmacologia chimica. Ad esempio, nella mia visione, la Medicina Tradizionale Cinese può affiancare la medicina convenzionale anche nei percorsi di cura più complessi, come quelli oncologici, con l’obiettivo di contribuire al benessere della persona durante il percorso terapeutico.
In Cina il medico era chiamato “medico scalzo” perché, a piedi, andava di paese in paese a prevenire le malattie; era ospitato e nutrito come scambio per i suoi insegnamenti e diventava famoso se non aveva malati, perché era riuscito a evitare la disarmonia.
In Occidente si lavora più sul sintomo, in Cina sul terreno che lo può creare. In Occidente esiste la prevenzione da qualche anno, ma solo sulle malattie più importanti; in Cina si parla non solo di corpo, ma di energia, di soffi, di Shen, di spirito che aleggia nell’organo.”
Nella visione di Maria, il corpo è un sistema di relazioni, nel quale ogni elemento dialoga con gli altri. Una prospettiva che invita a considerare la persona nella sua interezza, distinguendo la lettura energetica tradizionale dalla valutazione clinica.
Il corpo parla: ma noi lo ascoltiamo?
Le discipline che pratichi utilizzano strumenti diversi, ma sembrano partire tutte da un presupposto comune: il corpo comunica continuamente.
Nella vita quotidiana, però, spesso ci accorgiamo di qualcosa solo quando il disagio diventa importante.
Quali sono i primi “sussurri”, i segnali più sottili, che il corpo ci invia e che tendiamo a ignorare?
“Partiamo dal presupposto che il corpo, con i suoi segnali, è il Maestro. Se lo ascoltiamo, ci sta già dicendo anni prima che qualcosa non va. Ciò che influisce maggiormente sull’equilibrio degli organi sono le emozioni distruttive. Faccio un esempio: posso essere vegetariana e curarmi quanto voglio, ma se sono sempre arrabbiata il mio fegato, prima o poi, urlerà vendetta.“
E possiamo davvero imparare ad ascoltarli, oppure serve necessariamente qualcuno che ci aiuti a interpretarli?
“Ad oggi credo che non abbiamo più scuse: c’è un ventaglio di possibilità di autodiagnosi enorme rispetto ai nostri nonni. Poi, chiaramente, esiste anche la genetica, che arriva a impattare improvvisamente con una disarmonia, e infatti oggi si stanno muovendo molto le ricerche in questo senso come prevenzione in Occidente. Se in famiglia, per generazioni, sono tutti diabetici, è meglio cominciare da giovani a vedere come si muove la glicemia. Quindi, se si comincia presto a mangiare bene e a fare pratiche di lunga vita, si può cercare di modificare la genetica per le future generazioni.”
Ascoltarsi significa anche osservare le proprie abitudini, riconoscere i fattori di rischio e non rimandare i controlli necessari.
Il battito come punto di ascolto
Nel tuo lavoro utilizzi anche VedaPulse, uno strumento ancora poco conosciuto dal grande pubblico.
Partiamo dalle basi: che cos’è VedaPulse, da dove nasce e quale idea di salute c’è alla base di questo metodo?
“Nasce in Siberia perché il medico non poteva fare 400 km nella bufera di neve per raggiungere il malato. Essendo avanzatissimi con la tecnologia in Russia, hanno cercato un metodo a distanza per risolvere il problema, un po’ come fa la telemedicina. Nel paese del malato, distante dal medico, hanno messo il rilevatore del battito e, con il computer, il medico da remoto lo vede e dà consigli.»
Il punto di partenza di VedaPulse è il battito e l’analisi del polso.
Che cosa può raccontare un polso secondo la prospettiva della Medicina Tradizionale Cinese e dell’Ayurveda?
«VedaPulse è basato sulla tecnologia HRV. Il cuore, battendo, genera sia impulsi elettrici sia meccanici, che formano treni d’onde legate agli impulsi elettromagnetici dell’attività cardiaca. VedaPulse rileva queste onde, ne analizza la variabilità e la frequenza usando metodi matematici.
In Medicina Cinese e Ayurvedica si fa la stessa cosa, ma sentendo il battito con le dita sul polso. Il soggetto è lo stesso (il polso), il metodo di ascolto è differente. L’obiettivo è il medesimo. Il battito può essere morbido, a fil di ferro, ecc. E i tre punti di ascolto, sia in un polso sia nell’altro, corrispondono agli organi principali del corpo, secondo il metodo cinese e ayurvedico.»
E che cosa ti ha colpito personalmente di questo strumento, tanto da decidere di inserirlo nel tuo lavoro?
«Per VedaPulse la questione si amplifica ulteriormente: ogni frequenza del battito rilevata può determinare non solo gli organi, ma anche i chakra, l’energia del microbiota, ecc. Volevo uno strumento che facesse più partecipe la persona, che vede nei grafici la sua situazione a 360°.”
Che cosa succede durante un test VedaPulse?
Immaginiamo una persona che si siede di fronte a te per la prima volta.
Come si svolge la sessione? Oltre all’applicazione degli elettrodi per rilevare il ritmo cardiaco, quali altri elementi di osservazione, come la lingua o la postura, entrano in gioco per comporre il quadro?
“Dopo la rilevazione del battito, che avviene in più o meno 10 minuti, l’algoritmo ha già tradotto in circa 10 moduli tutto il sistema energetico. Dice quanto Qi (energia) hai a disposizione, ad esempio. Via via che analizziamo i risultati faccio delle domande, e qui nasce il vero lavoro: non bastano i risultati tecnici, conta l’esperienza che ha l’operatore del benessere. Anche il tono della voce della persona che ho davanti mi dice se c’è stato un trauma che ha scatenato un eccesso di cortisolo.»
Al termine dell’analisi, che tipo di informazioni riceve la persona? Si tratta soltanto di una lettura del momento oppure può diventare uno strumento per comprendere meglio alcune proprie abitudini?
“Alla fine riceve un riassunto grafico in PDF di tutti i risultati che abbiamo analizzato insieme, più i consigli di stile di vita che lo aiuterebbero a fare il cambiamento. Io faccio questo esempio: siamo come una Ferrari, ma se non mettiamo la benzina, o usiamo male la macchina e non facciamo i tagliandi, prima o poi si guasta.”
L’immagine della Ferrari rende bene l’idea: prendersi cura di sé significa dedicare attenzione alle proprie abitudini, giorno dopo giorno.
Quando un numero diventa consapevolezza
VedaPulse utilizza una tecnologia per elaborare le informazioni raccolte attraverso il battito. Ma dietro ogni analisi c’è una persona, con la propria storia, le proprie abitudini e il proprio modo di vivere.
Quanto conta, nel tuo lavoro, non fermarsi al risultato dell’analisi, ma mettere quei dati in relazione con ciò che la persona racconta di sé? Il valore sta nella tecnologia oppure soprattutto nella capacità di trasformare quelle informazioni in maggiore consapevolezza?
“Direi entrambi, ma conta soprattutto quanto sei disposto a non raccontarti delle bugie. Se continui a fare certi errori… e VedaPulse li ha trovati… è necessario, anche lentamente, smussare le parti dell’ingranaggio che non si incastrano bene e che non ti permettono di andare avanti, che sia il sistema endocrino, quello immunitario o nervoso.”
La tecnologia, da sola, non cambia le nostre giornate. È il modo in cui scegliamo di utilizzare le informazioni ricevute che può aiutarci a riconoscere le abitudini da rivedere.
Dall’analisi allo stile di vita
Uno degli aspetti interessanti del metodo è la possibilità di affiancare alla lettura energetica indicazioni legate ad alimentazione, stile di vita, movimento, aromaterapia ed erboristeria.
Come può questa conoscenza entrare nel percorso della persona? Come vengono individuate le piante che, secondo la lettura energetica proposta dal metodo, possono essere più appropriate?
“L’algoritmo individua subito il tipo di disarmonia energetica. Ad esempio, un eccesso di Yang: chiaramente consiglia, nel modulo Erboristeria, piante che spengono questo fuoco. Collaborando con erboristerie, l’erborista si affianca per confermare o modificare il suggerimento del VedaPulse.”
E qui ti chiederei di fare anche una distinzione importante, soprattutto per chi si avvicina per la prima volta a queste pratiche.
Che differenza c’è tra una lettura dell’equilibrio energetico secondo la Medicina Cinese e l’Ayurveda e una diagnosi o valutazione di tipo medico?
“Per mia esperienza io consiglio entrambi. Sarebbe bello, un giorno, che si integrassero uno con l’altro; in Cina già lo fanno. La Medicina Cinese studia i meridiani che gestiscono l’energia dell’organo, se è “in pieno o in vuoto”; valuta il terreno su cui si basa la disarmonia, anche nel tempo a venire, e non si ferma al solo organo, ma a come si comporta con tutti gli altri in modo olistico.
La valutazione di tipo medico invece controlla se, in quel momento specifico, l’organo non sta funzionando, il sintomo. Poi, su alcune patologie, valuta altre indagini scientifiche per ricercarne la causa.”
Cosa può insegnarci il nostro battito?
Se il battito può diventare una porta di accesso all’ascolto di noi stessi, forse la domanda più interessante è questa: che cosa possiamo imparare da ciò che il nostro corpo ci comunica, prima ancora di cercare una soluzione?
“Il battito cambia se noi, ad esempio, respiriamo male, se corriamo, se ci spaventiamo, se ci innamoriamo. La risposta è nella domanda.”
A chi può essere utile un’analisi VedaPulse?
“VedaPulse lo può fare chiunque, tranne chi soffre di tachicardia, perché sfalserebbe i risultati. Come vedete, la medicina classica in questo caso è importante perché ci fornisce informazioni su una problematica che ci sconsiglia questa analisi. Ma se anni prima dell’insorgere del problema quella persona si fosse rivolta alla Medicina Cinese o Ayurvedica, avrebbe potuto prevenire il sintomo della tachicardia.”
Ha senso ripeterla periodicamente oppure non esiste una frequenza valida per tutti?
“Lo consiglio due volte l’anno, nei cambi di stagione. In inverno ci sono certe disarmonie e certi consigli, in estate altri.”
E, al di là dello strumento e della tecnologia, qual è la cosa più importante che hai imparato tu, in tanti anni di lavoro, sull’arte di ascoltare il proprio corpo?
“Sono sicura che, se non mi fossi approcciata alle arti di lunga vita (le chiamano così in Cina), avrei avuto dei gravi problemi. In famiglia, geneticamente, ho una serie di malattie gravi; credo di aver almeno allungato l’incontro con tali disarmonie.
Ci vuole costanza nel fare gli esercizi di ricarica giornaliera, in una alimentazione sana, nel mantenere la mente calma. A volte la via del mezzo, come dice Lao Tze, è la migliore: non essere fanatici, ma nemmeno fatalisti.”
Forse è proprio qui che il percorso di Maria trova la sua sintesi più personale: nella costanza, senza rigidità; nella cura di sé, senza ossessioni; nella capacità di fare la propria parte senza pretendere di controllare tutto.
Una piccola esperienza per chi ci legge
Grazie, Maria. Ci hai dato molti spunti e informazioni interessanti. Torna a trovarci quando vuoi!
Ti ringraziamo anche per il prezioso dono che ci lasci: una breve pratica di respirazione da sperimentare subito, per concederci qualche minuto di ascolto e ritrovare un contatto più attento con il nostro corpo, abbassare ansia, cortisolo, attacchi di panico.
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